Racconti e poesie

Alla ragazza che leggeva Baudelaire

All’inizio non capivo bene,
intrecciavo filo per filo
abete e ulivo, canna e rovo
con lo sguardo rivolto verso il vento.
Ne nacque comunque un arco
carico di frutti autunnali,
una freccia calda e profumata –
la scagliai contro la tua tana
per tessere uno spazio
che si estendesse segretamente
dalla fronda dell’albero di cachi
fino al tuo cuore –
cercavo le tue attenzioni,
che per qualche ragione
coincidevano con quelle dell’universo
e attendevo, attendevo
la venuta del Demone
nascosto fra le rose.
Sporco di terra e radici mi sollevai
ed erano passati degli anni,
ma amavo ancora il fango e l’erba,
correvo fra le carote e gli asfodeli
desideravo pinoli e more,
e una nuova freccia per il mio arco
già secco e impolverato,
ormai custodito da mia madre.
Amavo il fango e l’erba,
li amavo in solitudine, greve di pensieri,
mentre le mie impronte digitali mutavano,
sfigurate da una scalata senza significato.
Con la faccia attaccata alla roccia salata
leccavo avidamente i sali minerali
dilavati e consegnati
dal sudore di qualcun altro prima di me.
“sali, sali”
Le concrezioni amorfe del mondo,
tempestate di borracina azzurra,
crescevano sul mio dorso, accumulandosi
e il mondo su di me cresceva,
con forza, appesantendosi,
mentre io dentro di lui
rimanevo piccolo, nascosto
come un uovo.
“sali, sali”
Quando aprii gli occhi
ero capovolto.
Osservai le mie unghie
sporche di terra, radici e succo di bacca
e sapendo di dover alzare lo sguardo
guardai attorno a me –
“Non puoi vedere niente
niente che non sia la tua paura
niente che non sia la tua fragilità,
solo quel grumo di morte quieta
che hai accudito dentro di te,
il tuo teratoma”
All’inizio non capivo bene,
ma mi voltai, già stanco
verso il giardino che avevo abbandonato
e con un filo di voce
mi rivolsi alla figura sbiadita
chiedendole perché,
perché debbano essere
proprio i fiori come me,
quelli incapaci di crescere.

21 pensieri riguardo “Alla ragazza che leggeva Baudelaire

  1. non importa tanto se qualcuno ti legge o meno. immagino tu scriva per te, prima che per altri. ed è questo che conta. dare voce ad un’urgenza. credo di averti scritto, ma non so se il messaggio è arrivato a destinazione 🙂

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